Non l'istante congelato, ma ciò che un corpo lascia dietro di sé quando si muove.
Motus lavora contro la più antica promessa della fotografia: quella di fermare il tempo. Utilizzando lunghe esposizioni, movimenti intenzionali della macchina fotografica e luce controllata in studio, la serie registra il corpo non come un momento congelato, ma come un'accumulazione: un gesto che inizia in una posizione e finisce in un'altra, con tutto ciò che sta in mezzo ancora presente nell'inquadratura.Il riferimento è storico. Negli anni Ottanta del XIX secolo, Étienne-Jules Marey fotografò il movimento umano e animale attraverso la cronofotografia - esposizioni multiple su un'unica lastra, che producevano immagini in cui una figura poteva essere vista camminare, correre, cadere contemporaneamente. Eadweard Muybridge utilizzò lo stesso periodo per scomporre il movimento in fotogrammi discreti. Motus eredita la loro curiosità su ciò che la fotografia può rivelare sul movimento, ma inverte il loro metodo: invece di sezionare il movimento in fotogrammi, comprime il movimento in un'unica esposizione di durata. Il gesto rimane intero, solo la sua nitidezza si dissolve.La serie si confronta anche con opere più recenti. I paesaggi marini e gli interni di teatro a lunga esposizione di Hiroshi Sugimoto hanno dimostrato che il tempo, e non la luce, può essere il vero soggetto di una fotografia. Le ripetizioni sovrapposte di immagini canoniche di Idris Khan hanno dimostrato che l'accumulo stesso può avere un peso emotivo. Motus si inserisce in questa conversazione, ma il suo soggetto è biologico piuttosto che architettonico: il ritmo specifico del corpo - quanto tempo impiega a girare, come il peso si sposta attraverso un passo, come un gesto decade.Ogni immagine è realizzata con la macchina fotografica. Non ci sono strati combinati in post-produzione; la sfocatura, la moltiplicazione, la luce di fondo sono catturate in un'unica esposizione. Questo vincolo è importante. Significa che la fotografia non è un'illustrazione del movimento, ma una sua registrazione: una traccia fisica, come una pennellata, del passaggio di un corpo attraverso il tempo davanti all'obiettivo.L'argomento della serie è in definitiva filosofico. Un corpo non è mai solo in un luogo e in un momento. Arriva, riparte, ricorda la posizione appena assunta. La ritrattistica convenzionale sopprime questo fatto; Motus ne fa il soggetto. Le figure di queste immagini non sono fantasmi o astrazioni. Sono corpi fotografati onestamente, nel registro temporale in cui i corpi esistono realmente.
Motus è realizzato esclusivamente attraverso una lunga esposizione in camera, con la figura che si muove attraverso una sequenza coreografica all'interno di un singolo fotogramma. Non viene utilizzata alcuna multi-esposizione o fusione in post-produzione; il movimento nell'immagine è quello che si è verificato davanti alla macchina fotografica.La serie è stata presentata a Corpi in movimento, Galleria d'Arte Loosen, Roma, 2019. Le stampe a pigmenti d'archivio sono pubblicate in edizione limitata di 5 + 1 prova d'artista su carta Hahnemühle. Opere selezionate sono disponibili attraverso Artsper, Arte Saatchi, e Artmajeur. Per richieste dirette: print@burakbulut.org.