Malinconia

Il corpo nel peso della luce lenta

La malinconia come un peso che il corpo porta con sé.

Malinconia cattura una specifica temperatura della vita interiore e la legge nel corpo. Il lutto e la depressione hanno i propri linguaggi visivi e i propri fotografi. La malinconia è più silenziosa e antica: una condizione in cui il corpo diventa più lento, più pesante, più attento alle superfici che lo circondano. La serie lascia che quel peso modella la postura.

Il dolore di solito ha un’occasione e una direzione: qualcosa è andato perduto, e il lutto procede, per quanto lentamente, verso una conclusione. La malinconia ha una durata senza un evento. Non ha bisogno di una causa per iniziare e non dà alcun segno di quando finirà, così si insedia nelle stanze, nei pomeriggi e nelle abitudini. Per un mezzo espressivo basato sull’istante, è uno degli stati più difficili da fotografare.

La serie considera la malinconia come una pausa nell’agire. Le mani sono libere e ogni capacità è ancora presente, eppure nulla viene afferrato. In quella pausa l’attenzione si rivolge verso l’interno, e il corpo, rallentato, comincia a percepire di più. C’è qualcosa a cui ci si aggrappa, solitamente senza un nome, e la figura lo porta con sé proprio come porta il proprio peso. Le parole faticano a descrivere questo stato, così le fotografie lo traducono in posture ed espressioni.

In Malinconia La quiete appartiene alla figura, rivolta verso se stessa e che trattiene il proprio peso. Allo spettatore viene concesso di entrare in uno stato d’animo e nulla di più.

La grammatica visiva della serie si basa sulla luce soffusa. La luce sembra arrivare con riluttanza. Penetra delicatamente in interni tranquilli, mantiene un contrasto basso e descrive il tempo più che la forma, tanto che si ha l’impressione che quel luogo sia rimasto lì ad aspettare.

Il corpo malinconico si è ritirato dall’economia del gesto. L’abbigliamento gli darebbe una direzione, un contesto sociale, uno scopo.

Le espressioni ritratte in queste fotografie emergono lentamente, al termine di lunghe sessioni in cui accade ben poco.