Malinconia
Il corpo nel peso della luce lenta
La malinconia come un peso che il corpo porta con sé.
Malinconia cattura una specifica temperatura della vita interiore e la legge nel corpo. Il lutto e la depressione hanno i propri linguaggi visivi e i propri fotografi. La malinconia è più silenziosa e antica: una condizione in cui il corpo diventa più lento, più pesante, più attento alle superfici che lo circondano. La serie lascia che quel peso modifichi la postura. Le teste si abbassano, gli occhi si chiudono o distolgono lo sguardo, gli arti si ripiegano su se stessi e il corpo si appoggia a qualsiasi cosa gli sia vicina, come se non potesse più reggersi da solo.
Il dolore di solito ha un’occasione e una direzione: qualcosa è andato perduto, e il lutto procede, per quanto lentamente, verso una conclusione. La malinconia ha una durata senza un evento. Non ha bisogno di una causa per iniziare e non dà alcun segno di quando finirà, così si insedia nelle stanze, nei pomeriggi e nelle abitudini. Per un mezzo espressivo basato sull’istante, è uno degli stati più difficili da fotografare.
In una fotografia, una donna è seduta rannicchiata sul davanzale di una finestra nella pallida luce del giorno, con la guancia appoggiata sul ginocchio e gli occhi chiusi, mentre la strada fuori va avanti senza di lei. In un’altra, una donna è protesa sul pianoforte con la testa china, come se lo strumento la sostenesse. Qualcuno è seduto sul pavimento della doccia, con una maglietta bagnata che le aderisce alla pelle, lo sguardo rivolto verso il nulla. Su un vecchio letto di ferro, una donna giace con le braccia dietro la testa e lo sguardo rivolto alla finestra. Di notte, una donna è appoggiata con la schiena contro un muro in una strada deserta, gli occhi chiusi, una mano premuta sul petto.
La tradizione iconografica affonda le sue radici in un passato lontano. L’opera di Albrecht Dürer Melencolia I (1514) ha regalato all’arte occidentale l’immagine più nota del temperamento malinconico: una figura seduta, circondata dagli strumenti della geometria e dell’artigianato, tutti inutilizzati. Anche il pensiero rinascimentale, sulla scia di Marsilio Ficino, associava la malinconia alle doti intellettuali e creative. Il saggio di Sigmund Freud Lutto e malinconia (1917) ne ha dato un’interpretazione psicoanalitica, come un modo per aggrapparsi a ciò che è andato perduto. Julia Kristeva, in Sole nero (1987), una malinconia al limite del linguaggio, dove la parola vacilla e l’arte si fa carico del compito di dare un nome alla perdita. Malinconia appartiene a questa lunga tradizione senza tuttavia illustrarla. Il suo messaggio si esprime attraverso la postura e l’espressione: la testa della figura di Dürer poggia sul pugno, riportata in vita.
In Malinconia La quiete appartiene alla figura, rivolta verso se stessa e che trattiene il proprio peso. Allo spettatore viene concesso di entrare in uno stato d’animo e nulla di più.
La grammatica visiva della serie si basa sulla luce soffusa: la luce del tardo pomeriggio che filtra attraverso tende pesanti, la luce di una lampada in una stanza in cui nessuno è entrato del tutto, il fumo proveniente da un’unica fonte che cattura un barlume di luce diurna, il bagliore lontano di una strada di notte. La luce sembra essere arrivata con riluttanza. L’approccio è più vicino agli interni di Copenaghen di Vilhelm Hammershøi o alle camere d’albergo di Edward Hopper che al dramma del chiaroscuro: una luce che descrive il tempo più che la forma e fa sembrare che quel luogo sia rimasto lì ad aspettare.
Il corpo malinconico si è ritirato dall’economia del gesto. L’abbigliamento gli darebbe una direzione, un contesto sociale, uno scopo; nella fotografia sotto la doccia, la camicia bagnata non serve più a nulla di tutto ciò. Tessuto drappeggiato, fumo, il legno scuro di un pianoforte, un angolo vuoto: questi elementi circondano la figura come condizioni materiali dello stato d’animo, non come oggetti di scena.
Le espressioni ritratte in queste fotografie emergono lentamente, al termine di lunghe sessioni in cui accade ben poco. Un soggetto si sistema una spalla, sposta lo sguardo, espira.


























