Chimera

Il corpo come rottura ottica

Un corpo che esiste soltanto nell’ottica della fotocamera.

Niente intelligenza artificiale, niente compositing, niente esposizioni multiple: ogni immagine è un singolo fotogramma modellato da specchi e luce.

La fotografia promette di catturare ciò che è. Chimera mette in discussione quella promessa. La serie piega gli specchi attorno al corpo e fotografa ciò che essi riflettono: una figura moltiplicata, frammentata, allungata e ripiegata su se stessa, liberata dall’autorità di un’unica prospettiva. Nulla viene assemblato in seguito. Ogni distorsione avviene davanti all’obiettivo, nella curva dello specchio.

Il titolo richiama la chimera mitologica: una creatura composta da parti incompatibili, impossibile eppure reale. Qui, il corpo diventa una chimera a sé stante, una forma che racchiude contraddizioni.

Lo specchio è lo strumento. Le lastre di specchio vengono piegate e curvate, e ogni piega ridefinisce il corpo in modo diverso. Dove la superficie si incurva verso l’esterno, il busto si restringe. Dove si incurva verso l’interno, un arto si ingrossa, e un po’ più lontano dal vetro la stessa curva può capovolgerlo. Dove la lastra si piega, la figura si raddoppia e si ricompone in punti inaspettati. Le superfici rifrangenti e la luce colorata o proiettata ampliano questa gamma di strumenti. In una fotografia, un torso tatuato scorre attraverso i bordi curvi di diversi specchi contemporaneamente, mentre la scritta sulla pelle si piega insieme al corpo fino a quando le lettere e la carne diventano un unico motivo.

Le fotografie sono fedeli. La macchina fotografica registra esattamente la luce che l’ha raggiunta; è cambiato solo il percorso di quella luce. Uno specchio non aggiunge nulla al corpo. Esso reindirizza la luce che il corpo emette, e la forma del vetro determina dove ciascuna parte giunge. Uno specchio curvo può anche funzionare al contrario, ricomponendo un’immagine distorta, in modo che l’occhio trovi una forma coerente laddove l’immagine piatta mostra solo distorsione. Chimera usa lo specchio al contrario: il corpo davanti allo specchio è integro, ed è proprio lo specchio a renderlo impossibile.

Scomporre un corpo in un’immagine ha spesso significato mettere a nudo la violenza che può celarsi dietro il desiderio. Chimera si muove nella direzione opposta. Le immagini piegano la luce che trasporta il corpo, così il corpo rimane integro mentre la percezione si frammenta. La figura non viene mai tagliata né ricomposta; ciò che si spezza è la certezza dello spettatore riguardo a ciò che sta vedendo. I motivi prodotti da queste curvature possono anche agire direttamente sull’occhio: forme ripetute e saturate che mantengono la visione in movimento e impediscono di fissarsi su un’unica interpretazione.